#19

Pioggia e sudore si insinuano nella mia

ricercata perfezione/

la schiena spezzata

la mia volontà smussata/

una personalità smisurata/

hai contato 100 passi per raggiungermi

ma nessuno mi raggiunge/

ti ho chiesto scusa ridendo

in realtà

stavo morendo dentro/

avrei voluto ammazzarti.

 
Le tue scuse crollano in un soffio.

#18

Delle volte mi colpisce così forte la consapevolezza che sono sola.

È una solitudine così estrema, definitiva, alla quale non si può sfuggire.
E mi sembra che i rapporti umani assomiglino tanto a degli accordi commerciali.
Do ut des, domanda e offerta, miglior prezzo: tu cos’hai da offrire?
Forse è solo un gioco. È davvero solo un gioco?

Mi chiedo se la parola “felicità” non sia stata inventata dai poeti, che non avevano altro a cui pensare, e un bisogno sconfinato di desiderare, desiderare e basta. Sicuramente non dovevano lavorare.
Mi chiedo se la bellezza non esista se non nella natura, nel cielo sopra i parchi verdi di Copenaghen, nelle foglie secche per le strade e nei viali di Torino in autunno, nel vento che c’era ad Oxford e che sembrava smuovere il cielo e farlo correre sopra la mia testa a una velocità incredibile, e poi in tutte quelle cose che non ho visto e che sono così lontane e così reali, altrove e per altre persone.

Hai scritto che tutto è mutevole e transitorio ma poi sei sparito e io non posso più fidarmi, ora che sono ventenne in questo mondo di adulti che chiede delle garanzie.
Dammi delle certezze. Non puoi.
Perché, se non ce l’hai fatta tu, dovrei farcela io?
Non passerà mai. Tu non esisti più se non nella mia testa.
Io ricordo. IO RICORDO. Resta qua.

C’è stato un tempo in cui avrei saputo anticipare ogni tua parola, ci leggevamo nel pensiero. Oggi è cosi difficile capire cosa vivi, cosa senti, come vedi le cose, tutto.
Magari se leggessi le cose che scrivi, scrivi ancora?
Vorrei che leggessi le cose che scrivo.
Ma i rapporti umani sono complessi patti commerciali con i contratti con tutte quelle clausole che alla fine ti fottono e ho tanto la sensazione che non te ne freghi più tanto delle mie parole delle cose nel mio cervello, forse per te la nostra amicizia è sempre stata qualcos’altro, qualcosa che ora è scaduto .
Peccato, è stato bello. No, non sempre. Ma è stato più di quanto meritassi o potessi desiderare. Anche quando non la desideravo affatto.
Mi chiedo quanto sia stato vero, reale.
E se fosse stata una mia proiezione, una mia libera traduzione, un’interpretazione? A quanto pare è solo così che conosco il mondo.
Errori errori errori. Errori di valutazione, errori di comprensione. Tutto si riduce ad un errore di traduzione, perché il linguaggio umano è un interfaccia così fasullo e precario.
Traduci per me.
Quello che facciamo è ascoltare, ripetere, dimenticare e perdere nella traduzione la realtà e i dettagli, quelli che avrebbero potuto cambiare tutto.
Le cose sono andate così.

Le cose non vanno, si sono bloccate.
Sono come il cielo di Torino, quando vorrei essere come il cielo di Oxford o Amsterdam.

Dici che vorresti andare a dormire e poi svegliarti felice, ma non succede mai.
Sai che è impossibile, ma lo ripeti due volte.
Non era da te diventare sentimentale.

Perché per alcuni vivere è facile come respirare e le due azioni si equivalgono, mentre altri non ce la fanno? Come in un inquietante gioco dell’oca, qualcuno semplicemente non arriva alla fine.
Voi due sembravate straordinari, e mi avete cambiato la vita per sempre.
Credo ancora che lo foste davvero, straordinari.
Ma non siete più qui. In che misura continuate ad esistere?
I fantasmi non esistono, non escono dalle casse di uno stereo.
Le lacrime mi hanno lasciato l’odore del miele nel naso. Di nuovo le mie impressioni sfalsate, inaffidabili.
Ascolto la tua voce, ma anche quella, come le tue labbra sottili, non esiste più.

Volevo essere straordinaria come voi, ma io che straordinaria non sono, ho fatto solo il deserto e non posso dire di avervi trovato la pace.

Nel mio deserto non ci sono volpi o rose o aerei da ricostruire, chissà come mai.
Si scopre alla fine che deserti del genere non esistono e non sono mai esistiti, non so cosa mi stessi aspettando.
Voleresti da me, se potessi?
La trappola nella quale siamo caduti rende inutile la fuga.

#17

Non ce l’avevo con te o con nessun altro, era solo che non sapevo cosa dire- mi dispiace se ti ho messo a disagio, ma non volevo essere lì.

Continuate a fissarmi ma non è colpa mia. Non mi convicerete mai.

Io non appartengo a nessuno e non ho bisogno di nessuno.

Se stavo zitta era per mancanza di interesse, per un errore di battitura sulla mia lingua ogni qual volta le frasi appena nate si accartocciavano su se stesse e venivano cancellate prima di essere pronunciate.

Era meglio così credo, che poi una volta dette, le parole non tornano mica indietro.

Seduti al tavolo a parlare di niente, sono io a non capirvi- in questo spazio pieno solo di vuoto, voglio scomparire per sempre.

Salutarsi salutarsi salutarsi con il sorriso in faccia e le lacrime ricacciate sul fondo della gola.

#16

Credi ancora di vedere?
e che tutto sia possibile?
lasciare perdere non è un’opzione/
dicevi con leggerezza parole nuove
cantavi ad occhi chiusi sotto al sole/
chiamarsi e riattacare
mi suggerisci le risposte ma io
riesco sempre a sbagliare/
lasciarmi perdere non è un’opzione
guardami e dimmi che è ancora tutto da fare
e che le cose che scrivo
non ti fanno star male/
silenziose sull’autobus
senza più niente da dire
non volevo credere che fosse tutto da buttare/
il cuore pieno di speranze
ho detto addio al mio cieco pessimismo
avremmo dovuto saperlo
noi insieme non ce l’avremmo mai fatta
forse da sole
forse cresciute
forse è tutto per niente
questa tenace voglia di ridere.

#15

Hardcore pop
Torino sotto shock/
hardcore pop
queste vite post moderne
l’adolescenza nell’età dei selfies/
dimentichiamoci
fotografiamoci
ricordati di me
disperatamente
sarò così per te ma non
esclusivamente/
il mio diario in ashtags
e testi di canzoni su mura virtuali
così reali/
hardcore pop
Garibaldi nel cellophane/
le mura macchiate di smog
in questa città
lontana da tutto/
in questa città
dove fumano tutti
le persone le ciminiere gli autobus
Torino non è mai
mai sotto shock/
dimenticarla
dimenticarmi
ricostruirmi
fotografarmi
reinventandomi
principessa post moderna/
hardcore pop
ascoltarlo ripetutamente
disperatamente
va tutto bene

per ora almeno ma non

non crederò mai ai per sempre.

#14

Cieli incolori

e sotto strade deviate

vite deviate

ed entrambe devastate/

macchine bloccate fino a quando non pioverà/

scendendo dal pullman tenevo gli occhi sul mio cellulare

cercando voli low cost per Londra

per andare via dall’angolo tra il giornalaio e la farmacia

e soprattutto per non incrociare il tuo sguardo/

ma sentire il mio nome

antico richiamo

non potevo sottrarmi

a quell’istinto di girarsi

che mi tradisce sempre

che ci ha portato a incrociarci/

parole vuote

lanciate in aria nella fretta di congedarsi

e tornare a casa ad avere la febbre/

irresistibile ipocrisia.

#13

Infilzava la strada con i suoi passi

ma non era la terra a sollevarsi

erano gli sguardi degli altri/

e le mie braccia per due paia di tacchi

bastavano

e dire che delle mie gambe non mi ero mai fidata/

però mi sono fidata di te

ci ripenso al tavolo quando tutti parlano senza guardarsi davvero ma fissandosi negli occhi

per intimorirsi come a dire io ti vedo

che in realtà non vedono un cazzo/

ma non mi interessa più tanto

non come una volta comunque/

mi interessa di più scivolare in fretta sotto i portici

perché piove ed ero qui cinque ore fa

mi ritrovo di nuovo a correre sui miei passi/

le mie gambe mi fregano sempre

la mia testa mi frega sempre

dico chi se ne frega come sempre/

le mie braccia per due paia di tacchi

e i suoi due occhi per i miei 300 scatti

la loro indifferenza

come sempre

guardo e penso girati

girati

ma non lo fai

trafiggi l’asfalto con un passo/

dicevi che il mio cuore è di pietra

facile da infrangere se sai dove colpire

e poi gettarlo nel mare

quanto ci siamo divertiti a farlo/

ma ci ripetono

ti mancheranno questi giorni

ti mancheranno i portici.